Autointervista mostra

Una spiegazione della mostra a scuola

“Ogni cosa è illuminante”

 

Perché questa mostra?

L’idea della mostra nasce da 2 esigenze: la prima celebrare gli italiani in occasione del 150° anniversario della nascita del nostro Paese. La seconda è quella di raccontare un quartiere attraverso le sue storie.

 

Come è strutturata?

La mostra è a più livelli: da una parte uno sguardo ampio sui grandi della nostra storia, dall’altra ha un’attenzione al locale.

E’ composta da 2 parti: i video in cui alcuni allievi presentano alcuni illustri italiani; e poi gli oggetti dei ragazzi o che i ragazzi hanno ritrovato nella storia della loro famiglia e che narra vicende, porta emozioni e racconti di gente comune.

 

Perché il titolo “Ogni cosa è illuminante”?

Il titolo è ispirato al romanzo di Jonathan Safran Foer Ogni cosa è illuminata, in cui gli oggetti sono occasioni per ricordare, per rinarrare piccole grandi storie.

 

Come sono stati scelti oggetti e personaggi famosi?

Li hanno scelti i ragazzi. Forse son ostati aiutati a casa, forse no. I personaggi sono spesso frutto di passioni personali o sono nomi respirati in casa: Valentino Rossi, De André, ecc.

 

Perché fare questo tipo di mostra in una scuola?

Perché la scuola, quella pubblica in particolare, è un osservatorio privilegiato su un quartiere. Perché la scuola Gemelli non vuole rinunciare a questo ruolo, ad essere spazio di condivisione e di inclusione sociale.

Inoltre ci siamo ispirati al lavoro di Duccio Demetrio che dice che L’attività del ricordare è legata ad emozioni di scoperta e stupore per quello che si è stati e per il ritrovamento di particolari dimenticati. Queste emozioni sono spesso collegate al principale effetto di benessere e di “cura di sé”. Serve a crescere meglio e a curare ferite, che per esperienza sappiamo sono già grandi in alcuni nostri allievi.

 

Inoltre ha l’effetto di tramandare una storia, di mettersi in relazione, e dove c’è relazione c’è socialità. E’ un piccolo passo politico

Memoria e politica sono in relazione dunque?

I ragazzi attraverso questa mostra hanno iniziato un percorso democratico. Per contribuire al bene di un paese è necessario fare memoria, ma fare memoria è una cosa che si impara, non è solo ricordare, è rivivere, rinarrare e riconoscere nel piccolo, nel quotidiano grandi gesta, profondi valori, importanti conquiste.

Con questa mostra i ragazzi hanno rinarrato se stessi e un po’ forse l’Italia. Hanno fatto esercizio di democrazia.

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